Il peso della distanza: quando non sono con te

Il peso della distanza

Il peso della distanza.

E’ un periodo difficile, in cui sento molto il peso della distanza da Caterina.

Ho ripreso a lavorare, per scelta e per necessità, da poco più di un anno e per il primo periodo non mi è pesato. Certo, all’inizio stavo fuori quasi 12 ore al giorno e l’organizzazione era più difficile. Ma sono stata fortunata e ho trovato presto un lavoro più vicino a casa, che mi permette di arrivare prima dalla mia ranocchietta.

Ma lei mi manca.

E’ vero, la sera sono a casa ad un orario più decente. Riesco a giocare un po’ con lei mentre le preparo la cena con relativa calma. A volte riesco a portarla al parchetto sotto casa per una decina di minuti prima di rientrare. Ma mi manca. Tantissimo.

In questo periodo ci penso spesso. A tutte le cose che mi perdo di lei, ogni giorno. Ai momenti in cui vorrei esserci ma no, non sono lì. A tutte le volte in cui lei avrebbe bisogno della sua mamma e invece no, non ci sono. So di essere stata fortunata perchè ho potuto godermi la mia ranocchietta per più di un anno ma adesso quel tempo che abbiamo passato insieme mi manca.

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No amore, lo so che vuoi la mamma, ma devo andare in ufficio stamattina.A volte mi sembra di essere una madre assente, e questo mi fa male. Non riuscire ad andare a prenderla quando esce dal nido (le poche volte che ci va). Non essere lì quando apre gli occhi dopo il pisolino, con quei capelli tutti arruffati e le manine che sfregano gli occhietti assonnati. Non poter stare con lei quando non sta bene.

Il mese scorso, dopo una settimana di nido, era di nuovo raffreddatissima, e la tosse non ha tardato ad arrivare. Lei è subito stata a casa, ovviamente non con me. La sera ho chiamato il mio compagno per avvertirlo, lui era dall’altra parte dell’oceano. Ero disperata, in lacrime, e lui non capiva perchè fossi così abbattuta per un raffreddore e un po’ di tosse. Non era quello che mi faceva singhiozzare come una bambina, ma il pensiero che di nuovo l’avrei lasciata senza di me nel momento del bisogno.

E non mi dite che se il tempo che si passa insieme è poco, l’importante è che sia di qualità.

Che qualità ci può essere se in quelle poche ore devo concentrare anche cena-bagnetto-nanna? Se devo continuamente ripeterle “aspetta amore, la mamma adesso arriva” mentre le preparo un piatto caldo e metto su qualcosa anche per me e il papà? Che qualità ci può essere se lei vuole stare in braccio ma è ora di cenare e quindi continuo a ripeterle di stare seduta a mangiare?

Caterina ha due anni, non le interessa niente del tempo di qualità. La sera quando arriviamo a casa insieme, non vuole fare nulla. Solo sedersi sul divano con me. Si prepara e mi chiama, imperativa. Mamma, qua! Ha solo bisogno di contatto. Non importa se in questi giorni c’è un caldo infernale, lei si deve spalmare su di me. Mi infila una mano tra i capelli e ci coccoliamo anche per mezz’ora, così, interrotte solo dalla cena da non far bruciare.

Lo so che non sono l’unica a provare queste sensazioni, so di essere fortunata perchè ho un lavoro e degli orari che mi permettono di accompagnarla al nido tutte le mattine e cenare con lei tutte le sere. Sono fortunata perchè ho persone di fiducia che si occupano di mia figlia al mio posto, con amore. Appunto, al mio posto.

Ci sono momenti in cui tutto questo non mi crea problemi. Ma in altri periodi, come questo, il peso della distanza dalla mia ranocchietta si fa sentire e sì, fa male.

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